Il romanesco come arma educativa

Allorquando i tuoi nani mefistofelici – che gli altri vedono come innocui bambinetti – stanno per far saltare le tue sinapsi – rese labili da anni di capricci, carenza di sonno eccetera eccetera… – invocare la zitellanza o il lesbimo non aiuta.

Meglio trovare diversivi meno radicali.

Per caso e grazie alla mia amica Valentina, orgogliosa oriunda del Lamaro (quartiere di Roma), ho scoperto il potere – quasi taumaturgico – del romano o romanesco che dir si voglia per sedare le intemperanze dei nani.

Anche se Valentina sostiene che il mio accento sia più ciociaro che romano, alle pendici di Malpensa l’intercalare de’ Frosinone comunque funziona.

Nel senso che i nani:

  • sorpresi dal subitaneo cambiamento di tono: Aoo! Annamo… datte ‘na mossa…  che è sta caccola, soffiate er naso…
  • impegnati quindi a decifrare l’idioma straniero: Salutame a soreta!
  • presi alla sprovvista da un: Daje tutta!

dimenticano il motivo del loro recriminare – si legga: rottura di maroni.

E tutto si scioglie nella leggerezza di una risata.

Ci si deve allenare, però…

Ok! Tutto bello, ma quando i figli crescono? Se gli parli in romano, capaci sono di trasformare la casa in Mafia Capitale. Eppure l’idioma der Colosseo si rivela un sempreverde anche in adolescenza.

L’ho appreso da Claudia la cui madre dovrebbe essere brevettata da ogni scuola-centro educativo – centro sociale – centro pastorale…

Erano in vacanza al mare in terra straniera: la mamma, Claudia e sua sorella, allora giovani e toniche ventenni. La madre, giustamente preoccupata per l’incolumità virginale della prole, una cosa sola volle conoscere della lingua inglese – ché daltronde se sei romano de’ Roma che te frega degli idiomi fuori le mura – volle dunque sapere la traduzione di: “Guardate tu’ sorella”.

Così, in spiaggia, in ascensore, in ogni occasione sociale la novella Cornelia sfidava, come fossero dardi infuocati, gli sguardi, a suo dire, vogliosi degli uomini con un sonoro: “Look at your sister”, corredato di mano tesa all’Alberto Sordi.

Tata Lucia spostati!

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