Lo charme è donna. Parola d’artista

O ce l’hai o non ce l’hai.
Lui dipinge solo quelle che ce l’hanno.
Come in Rosso Flamenco.
Lui è Roberto Sironi. Artista.
Lei, o meglio loro, quelle con lo charme, sono le donne. O meglio, le femmine.

Lo charme, ossia il fascino, quell’incanto che è cifra di autentica bellezza, al confine col carisma, è, infatti, per Sironi, unicamente e autenticamente femminile.

Lo charme di per sé, in forza dell’attrazione che genera, è un capolavoro.
È pure un veleno che, quando colpisce, ti ammazza di fascino.
Da artista non potrei amare donne senza charme.

Lo charme lo si trova nei dettagli della gestualità, in uno sguardo senza orpelli, nella camminata. Riservato e rigoroso. Sempre.
Facilmente si può tradire, finanche smentire: basta un’unghia sbeccata o una calza smagliata. Sbavature, indizi di noncuranza.

Note stonate. Sbagli di colore.
Oggi, anche senza queste discrepanze, purtroppo, di charme se ne vede sempre meno. C’è poca bellezza autentica. Perché c’è troppa estetica. Diciamo che lo charme è la bella donna che non ha bisogno di truccarsi. L’estetica invece è il make up che alla fine diventa una maschera.

Lo charme d’altronde fa coppia col gusto e quindi con l’intelligenza. È un punto di vista della cultura. E per questo rimanda immediatamente al gusto per la vita.

Lo charme pretende. Pretende di più del mero beauty. Lo charme alla fine è bellezza spirituale. Capolavoro di semplicità. Creazione esoterica dal potere metafisico. Come nelle donne dai colli lunghi di Modigliani, colli impossibili che indicano un occhio segreto e indagatore. Oppure nelle donne potenti di Boldini…

Lo charme dunque non ha bisogno di spiegazioni o di interpretazioni.
O ce l’hai o non ce l’hai.
Femmina.

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