Il costume tigrato di mia figlia di 8 anni va in pattumiera oppure no?

Lo butto o non lo butto? Il costume tigrato di mia figlia di 8 anni va in pattumiera? No, non è diventato piccolo e nemmeno è rotto. Si tratta di una questione di educazione. Ma forse non è questo il punto. Buttarlo o no, intendo. Con un po’ di pazienza provo a spiegarmi.

  • A 3 anni mia figlia Anna, la mattina, prima di andare all’asilo, sostituiva, di nascosto, gli abiti che le avevo preparato sul comodino la sera prima con quelli che voleva lei. Quindi riponeva i primi nel cassetto, ma io rimanevo inflessibile (anche perché a dicembre voleva mettere le canottiere e a giugno il cappello di lana).
  • A 6 anni ho dovuto prendere atto di una evidenza genetica: ci sono vestiti di mio gusto e vestiti di suo gusto. Quindi ho smesso di comperarle gonnelline rosa, ma sul resto sono rimasta inflessibile.
  • A 8 anni l’embargo sulla scelta del proprio outfit si è ormai trasformato in una contrattazione. E ogni volta è un richiamo al buon senso. Prima ancora che al buon gusto.

Non mi sono mai sottomessa alla dittatura nanesca, anche a costo di litigi. Tuttavia, man mano che la nana cresce, debbo necessariamente allentare la presa, cercando di far sempre appello al compromesso del buon senso.

Poi un giorno è arrivata la primavera e il cambio degli armadi ha denunciato la mancanza di un paio di pantaloni. Io e la nana ci siamo così ritrovate di fronte a una ricca scaffalatura di jeans per bambine. Jeans di ogni tipo: colorati, glitterati, perlati, brillantinati, m’è parso pure di scorgere un satinato… Jeans in tessuto, in pelle, con le borchie… E poi, nel medesimo bailamme, i famigerati jeans con gli inserti. Inserti a non finire. Inserti come non ci fosse un domani. Inserti in oro, argento, pelle, pelliccia. Pellicce a pelo corto, a pelo lungo, a pelo cotonato, a pelo di fauna indifferenziata. Mancava solo il pitonato. Ma lui c’era. Impavido e occhieggiante ad altezza nana. Lui, il sempreverde Leopardato.

È a quel punto che la nana ha avuto un sussulto cui è seguito quello sguardo che non ammette repliche: Voglio questo.
Ehhh! Cara nana, te lo scordi.
E giù a dispiegare il mio buonsenso materno in merito al concetto di “opportuno”: Una bambina si veste come una bambina, una adulta come un’adulta.
Non siamo mica al Carnevale di Rio.

Che cos’è “dirio”? E comunque a me piace. Lo mettono anche le mie amiche, perché è di moda.

E allora giù un altro pippone sul fatto che “essere di moda” non è vincolante la libera scelta personale, non tutto ciò che di moda è necessariamente bello e soprattutto opportuno, essere di moda oramai ha sostituito l’essere o non essere amletico… beh quest’ultimo pensiero non l’ho esplicitato, anche perché la commessa Millennials mi stava guardando con sospetto e circospezione crescenti.

Beh, comunque a me piace.
Ha insistito la nana.
Anche a me piace la nutella, ma ogni volta che la mangio poi sto male per tre giorni.
La nutella non c’entra.
Anche a me piacerebbe andare in giro con i glitter cambiacolore in ogni dove, ma ho 39 anni e mi trattengo.
Perché? Non trattenerti. Fallo!

Alla fine i pantaloni leopardati non li ha presi e l’animalier per qualche mese non è stato più argomento di spasmodici aneliti né di accanite discussioni. Finché, un giorno di agosto, mio marito mi manda una foto. Al mare, da solo con i nani per qualche giorno, ha dovuto provvedere all’acquisto di un nuovo costume, dato che in valigia gliene avevo messo soltanto uno e non aveva il cambio. Anna lo ha scelto. Lui l’ha comprato. Un due pezzi rosa, Tigrato.

Se da una parte alcune amiche concordano sull’inopportunità di una tale scelta “modaiola”, come la chiama mia figlia, dall’altra alcune amiche invece ci ridono su. Sto parlano di amiche: madri, bigotte, libertine, attente, superficiali… insomma una varia umanità che si è variamente espressa sul tema. Esulando totalmente e inaspettatamente dal proprio cliché. Vale a dire che: la libertina animalier addicted, per esempio, non trova consono all’età il due pezzi tigrato a triangolino, mentre il maschiaccio solo jeans e scarpe da tennis non si pone neppure il problema.

Archiviata dunque la questione “bigotteria” e superando “animalier sì animalier no”, il tema è un altro. Più ampio e riguarda l’educazione di una nuova generazione di fanciulle che interessa non solo i genitori, ma l’intera comunità. Cerco di esplicitarla, dal mio punto di vista, raccontando un episodio, ché è meglio di tanti discorsi.

DIALOGO CON UNA COMPAGNA DI CLASSE DI MIA FIGLIA: ANNI 8

A me piacciono le magliette con la pancia di fuori

Perché?

Perché sono di moda.

Non sempre quello che è di moda è bello oppure va bene per essere indossato da una bambina.

A me non interessa quello che va bene o no, e nemmeno quello che è bello, perché a me piace solo quello che è di moda.


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