Comportati bene. Mai più! Dai un calcio agli stereotipi

Fai la brava. 
Non esagerare. 
Comportati bene. 
La gente cosa penserà di te? 
Quante volte ho sentito queste parole.
Fin da bambina mi sono state ripetute fino a stordirmi.
Soffocare i bisogni della mia anima selvaggia.
Spezzare il collegamento con il mio spirito libero.
O ero troppo o troppo poco.
Abbassa la musica, 
posa la penna, 
zittisci il canto,
ferma la danza. 
Per essere degna di Amore.
Bruciare la parte selvaggia, 
ridurre in cenere l’istinto.
Consumata dal fuoco della cremazione 
invece che dal fuoco creativo.
Uniformarmi per essere accettata? 
Mai più.
A costo dell’esilio.
Il vero io è quello che tu sei, 
non quello che hanno fatto di te.

Mi risponde così l’amica Crizia con un pezzo di Paolo Coelho, quando le dico che vorrei scrivere un post sugli stereotipi che ci ingabbiano e da cui ci facciamo ingabbiare.

Ho, infatti, chiesto ad amici e conoscenti, colleghi e parenti, di confessare lo stereotipo o gli stereotipi di cui si sentono vittime, più o meno consenzienti.

Li svelo nel video flusso di incoscienza che concludo con la bella rilfessione di Marco Rasconi che ben esplicita il punto di vista inversamente della vittima che è anche il proprio carnefice:

Ti ci abitui allo stereotipo. Siamo noi che spesso li avvaliamo. Gli stereotipi. Perchè cerchiamo, tutti, di essere accettati e nel momento in cui abbiamo il nostro marchio, questo diventa la nostra comfort zone. Io ho la disabilità. I ragazzi che incontro nelle scuole, per esempio, ne hanno altre: il secchione, il cazzone… Allora io domando loro: Ma a te piace?
Diventare adulto significa anche scardinare lo stereotipo ed essere estremo, ma forse non ci piace diventare grandi ed è più facile rimanere infelici. La nostra testa ci riporta sempre a percorsi che abbiamo già fatto, anche quelli dolorosi, perché sappiamo dove andremo a finire. La felicità invece è un’incognita. 


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