Trilogia della città di K.

Da non crederci, ma la fabbrica può rivelarsi un luogo adatto per scrivere poesie.

Perché, mentre si svolge un lavoro automatico, il ritmo delle macchine scandisce quello dei versi.

Così, nel cassetto, la giovane operaia ungherese rifugiata in Svizzera, Agota Kristof, teneva un foglio e una matita, aspettando che la poesia prendesse forma.

Trilogia della città di K. è uno dei romanzi più incredibili che abbia mai letto.
Un vortice.
Una scala di Escher.
Un DNA di erranza alla ricerca delle proprie origini di essere umano.

“Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia”.

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