I racconti di Dino Buzzati

Era sera e la campagna già mezza addormentata, dalle vallette si levarono lanugini di nebbia e il richiamo della rana solitaria che però subito taceva (l’ora che sconfigge anche i cuori di ghiaccio, col cielo limpida, l’inspiegabile serenità del mondo, l’odor di fumo, i pipistrelli e nelle antiche case i passi felpati degli spiriti), quand’ecco il disco volante si posò sul tetto della chiesa parrocchiale, la quale sorge al sommo del paese.

La scrittura nitida, trasparente, cristallina, pulita di Dino Buzzati (1906-1975) traghetta il realismo nel surreale, attraverso l’irrompere dell’imprevisto.

Il racconti dello scrittore e giornalista – bellunese di nascita e milanese d’adozione – compiono il miracolo. Quello di superare i confini tra reale e surreale, attraverso visioni profetiche sul destino dell’uomo: Che cosa è l’uomo e a che cosa aspira? Questo è il nocciolo della poetica di Buzzati. Fino alla domanda, soltanto apparentemente paradossale: Che significa la vita se non c’è il male?.

Un mondo abitato da stranieri quello di Buzzati, dove ognuno risulta straniero a se stesso, eppure sempre libero di tenere aperta la domanda. Come in Ombra del Sud, un racconto che è una preghiera. Si consclude con una scelta e co mincia così:

Tra le case pencolanti, le balconate a traforo marce di polvere, gli anditi fetidi, le pareti calcinate, gli alitit della sozzura annidata in ogni intersizio, sola in mezzo a una via io vidi a Porto Said una figura strana.

E tu quella presenza straniante cominci a seguirla…

I dischi volanti, le invasioni dei topi, le esplosioni nucleari, perfino i fantasmi sono gli accidenti che capitano quando l’uomo si smarrisce. All’interno della dimensione del racconto, allora, anche lo spettro, per esmpio, è a tutti gli effetti un personaggio reale e dunque credibile, tanto quanto l’impiegato con cui dialoga. Esattamente come l’Angelo della morte che mercanteggia con Einstein. Ed è in questo modo che il racconto sconfina con la dimensione della fiaba che per sua natura è portatrice di una morale.

Vita e morte sono perciò le protagoniste costanti dei racconti di DB. Presenze tra loro interscambiabili, perché reciprocamente indispensabili. Dopo le prime righe di un qualsiasi racconto di DB, il lettore si trova completamente avvinto e empaticamente catturato, mentre progressivamente un senso di angoscia lo attanaglia. Allora, sentendosi sprovveduto, come a chi manca la terra sotto i piedi, comincia a chiedersi: Chi si salverà? … Io, mi salverò? L’effetto distopico rimane incollato addosso come la nebbia della Milano anni Cinquanta, anche perché molti finali rimangono aperti, o forse sarebbe meglio dire sospesi, a causa della loro indicibilità.

Per esempio come in Eppure battono alla porta. Agghiacciante, pur senza fantasmi o scene di violenza. Agghiacciante forse più di Stephen King, per intenderci. In questo racconto, infatti, l’ignavia unita alla protervia del personaggio che fa da regia interna alla storia fanno da tragico ostacolo alla salvezza di tutti gli sprovveduti personaggi. Così il racconto termina sul crinale della casa che sta franando, mangiata dalla piena dal fiume in piena, mentre il lettore attonito si sente cedere di fronte all’avanzare dell’apocalisse.

Chi si salverà?

Per aprire la scatola misteriosa di questo Mystery Book vai sulla mia pagina FB e sul mio profilo Instagram. In particolare tieni d’occhio le Stories di Instagram!
Per approfondire QUI.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *