Il sesso (in)utile di Oriana Fallaci

Volevo solo percorrere un lungo tratto di terra che mi consentisse di studiare tutte le situazioni possibili in cui vengono a trovarsi le donne, per colpa loro o di certi tabù.

Nel 1961 Rizzoli pubblica l’inchiesta che Oriana Fallaci aveva scritto per L’Europeo, intitotala Il sesso inutile. Si tratta del resoconto della condizione femminile nel mondo, toccata con mano dalla giornalista durante il suo lungo reportage.

Da un capo all’altro della Terra le donne vivono in un modo sbagliato: o segregate come bestie in uno zoo, guardando il cielo e la gente da un lenzuolo che le avvolge come il sudario avvolge il cadavere, o scatenate come guarrieri ambiziosi, guadagnando medaglie nelle gare di tiro con i maschi. E io non sapevo se la pena più profonda l’avessi provata dinanzi alla piccola sposa di Karachi o dinanzi alla brutta soldatessa di Ankara. Io non sapevo se mi avesse spaventato di più la vecchia cinese coi piedi fasciati o questa americana impegnata a trattenere un italiano che sbadigliava di sonno.

Era dunque il 1961, ma oggi poco è cambiato.
Per la sposa bambina del Pakistan.
Per la vedova indiana che cerca di buttarsi nel rogo del cadavere del marito.
Per la cinese con i piedi piccolissimi.
E pure per la giovane donna in carriera che piange sulla propria, illusoria, realizzazione.
E per noi.
Le sue nipoti.

Se nel 1961 il sesso femminile era di fatto considerato secondario dalla società “maschile”, oggi risulta ancora inutile, non solo per i motivi discriminatori che sono cambiati solo di facciata, ma anche perché sono spesso le donne a renderlo tale.

I-NU-TI-LE.

Lo esprime bene l’amica in carriera della Fallaci: “Mi lamento proprio di quello che ho. Ti senti più felice all’idea di poter fare ciò che fanno gli uomini e divenire magari presidente della Repubblica? Dio, quanto vorrei essere nata in uno di quei Paesi dove le donne non contano nulla. Tanto, il nostro, è un sesso inutile”.

La drammatica questione è che, volente o nolente, la donna rimane radicalmente e profondamente legata al proprio grembo. Non significa che debba per forza generare figli in quantità, tuttavia è un essere generativo. Un essere naturalmente in relazione.

In questo senso è U-TI-LE.

Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte

Ecco, credo che la donna sia un grembo in relazione. In un mondo ancora troppo maschile. È vero. Ma un mondo in cui noi irrompiamo in modo altrettanto troppo androgino oppure nevrotico.

Io per prima spesso mi scopro a desiderare una seconda possibilità esistenziale, questa voltà però provvista di attributi maschili. Sarebbe tutto più facile.

Abitiamo ancora un mondo da cui ci lasciamo snaturare. Per questo motivo sono sempre più convinta che dobbiamo continuare a volere un cambiamento, a chiederlo, anche dalle barricate, se necessario. Pretendendolo. Nella giusta prospettiva, però.

Anzitutto nel rispetto dei nostri tempi. Che sono i tempi – e i modi – delle femmine. Non delle femministe.

Quindi nel rispetto dei nostri modi. Che sono i modi di persone che naturalmente sintonizzano testa e cuore.

Nel rispetto della nostra natura. Che è la natura di chi si realizza compiutamente nella relazione con l’altro.

Nel rispetto della nostra forza. Che è la forza di chi sopporta e supporta con tenacia, anche in silenzio (io su questo punto in particolare mi sento ancora molto maschile!).

Nel rispetto delle nostre contraddizioni che ci vedono intrecciare la rottura dei tabù al legame con la tradizione.

Nel rispetto dei nostri cicli, ma non necessariamente dei nostri umori.

Nel rispetto della nostra libertà. Che è la libertà di chi liberamente ama.

Nel rispetto della nostra dote più grande: quella generativa. In tutti i sensi, ovviamente, non solo in quello biologico.

Spesso mi son chiesta: Che cosa fa di una donna una femmina felice? Quando il femminile è il sesso utile? L’unica risposta che possiamo dare è con le nostre vite.

La giornalista Giovanna Botteri nell’introduzione dell’edizione BUR scrive che Il sesso inutile “è un viaggio per scoprire se le donne possono essere felici”


Oriana è partita verso est ed è tornata ad ovest. Approdata a News York conclude così: “Ed ora, camminando per Manhattan e guardando quegli uomini belli, fisicamente robusti, simpatici, ma dall’aria così rassegnata e avvilita, mi sembrava di vedere un cimitero di ossa bianche, spolpata: le ossa degli uomini destinati a morire anzitempo di stanchezza, umiliazione, inferto cardiaco, uccisi dalle medesime donne infelici che vi rovesciano addosso una pioggia di honey, sweety, sugar, quasi mantidi religiose che prima posseggono il maschio e poi lo divorano… Con quegli eterni bambini che cercano la madre perfino in una segretaria, esse esercitano, sì autorità e autosufficienza, ma allo stesso tempo sognano umiltà e compagnia: poiché non si sfugge alle regole ferree di una società, ma non si sfugge nemmeno ai sentimenti più semplici”.

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