Tutto chiede salvezza

Durante il colloquio con lo psichiatra il suo primo giorno di TSO, Daniele non riesce a spiegare ad alta voce ciò che lo strazia davvero.

“Ma io non so’ infelice, non se tratta de felicità, me sembra d’esse l’unico a rendesse conto che semo tutti equilibristi che da un momento a un altro uno smette de respira’ e l’infilano dentro ‘na bara, come niente fosse, che er tempo me sembra come ‘n insulto e me ce incazzo. Ma io in certi momenti potrei accende la lampadina co’ tutta la felicità che c’ho dentro, veramente, nessuno sa che significa la felicità come la so io”.

Questo Daniele vorrebbe dire anzitutto a sua madre. Vorrebbe urlare ciò che desidrera veramente: la salvezza. Invece tutta questa energia esplode ogni tanto all’improvviso e distrugge tutto quello che trova, in momenti di rabbia incontenibile durante i quali Daniele si sente ‘affogare’ nella propria mente.

Per questo motivo i suoi genitori decidono di farlo ricoverare per una settimana dove il giovane poeta entra in relazione con i cinque compagni di stanza: Madonnina l’incendiario, Alessandro il catatonico, Mario il maestro saggio e depresso, Gianluca una donna nel corpo di un uomo, Giorgio omone buono che scarica nella violenza il trauma non superato per la morte della madre. Diversi eppure uguali nella consapevolezza più o meno esplicità della loro più grande paura: “A terrorizzarmi non è l’idea di essere malato […] ma il dubbio che tutto sia nient’altro che una coincidenza del cosmo”.

Tutto chiede salvezza è il prequel del primo romanzo di Mencarelli, La casa degli sguardi, che ha ottenuto il premio Volponi, il premio Severino Cesari opera prima e il premio John Fante opera prima. Tutto chiede salvezza è candidato al premio Strega 2020.

Daniele Mencarelli ci lascia con alcune questioni aperte e una certezza:

E’ sbagliato cercare un significato?
Perché devo avere bisogno di un significato?
Quale malattia mi fa chidere la salvezza?
Quale educazione mi implorare pietà?

La scrittura serve veramente ed è l’unico mezzo che può raccontare quello che vedo e che mi esplode dentro.

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