Vi presento Elisa Lardani Marchi

Il 28 febbraio del 2015, esattamente 3 anni fa moriva Elisa Lardani Marchi e nasceva sua figlia Maddalena Elisa. Non posso, oggi, che ricordarla, perché “incontrarla” mi ha dato tanto e continua a darmi.
Riporto quello che già scrissi, perché altre parole non le ho, ma desidero che tutti la conoscano. Perché lei davvero è il sesso utile, è femmina, è donna, in tutta la sua maternità.

“Se te regge ‘a pompa, vieni con noi”. Luca mi chiede, nel suo modo tutto romano e tutto umano, se ce la faccio ad andare a trovare sua moglie Elisa assieme ai loro figli: Chiara, Francesco, Maria e Maddalena Elisa. La mamma si trova al cimitero di Orvieto. Sepolta nella nuda terra, come da suo desiderio. La tomba è segnata da un bellissimo disegno di Maria e da una collana di cuoricini, mentre Francesco ha appeso alla croce una medaglia. Elisa vi riposa dal 2015, dopo che, il 28 febbraio di quell’anno, è salita al cielo, dando alla luce Maddalena. Alcuni giorni dopo la Festa della Mamma di quest’anno ho avuto il privilegio di conoscere la famiglia Lardani Marchi: Luca e i figli, i genitori e il fratello di Elisa, e alcuni loro amici, fra cui Elena, Ilaria, Simona, Francesca, Margherita, Claudia e Andrea, Romina e Marco…. Ne scrivo solo ora perché l’elaborazione di un incontro così ha richiesto del tempo e i frutti che ho visto val la pena raccontarli non d’impulso, ma dopo una certa ponderazione. A Orvieto non ho conosciuto soltanto chi ha condiviso un tratto della propria vita con Elisa e chi, come la sua famiglia, ne ha fatto parte. Bensì ho conosciuto, in modo sorprendente, proprio lei, Elisa. In carne, ossa e spirito. Grazie all’accoglienza e alla generosità dei suoi genitori, che con grande dignità e sorprendente dolcezza sopravvivono, giorno dopo giorno, all’incubo peggiore: la morte di un figlio.
Grazie al fratello Alessandro che brilla della stessa, non comune, intelligenza e passione per la vita della sorella. Un uomo che, come i suoi genitori, ti guarda dritto negli occhi, se non ti sottrai al suo sguardo di dolore.
Grazie a Elena che da maestra e collega di Elisa ne è diventata amica e sorella. Più grande d’età eppure, dice, discepola nella maturazione spirituale: “A un certo punto del nostro cammino di amicizia ho cominciato a nutrirmi della spiritualità di Elisa”.
Grazie a Ilaria, cresciuta assieme a Elisa, la quale mi ha regalato momenti di intensità e di dolcezza legati a un ricordo che supera la nostalgia.
Grazie a Simona, Annalisa, Margherita e tante altre donne fantastiche che sono state aiutate in momenti critici… in qualche modo salvate… da Elisa.
Grazie a Fra Pasqualino che di Elisa ricorda lo sguardo: “Ti guardava con un’accoglienza e una benevolenza non comuni. Era maternità totale. La sua. Mi piacerebbe che tutti la conoscessero, attraverso le testimonianze dei suoi amici, per sperimentare quello stesso sguardo con cui sono stato abbracciato io”. Oltre a loro c’è un’intera comunità che da più di due anni si vela di lacrime se chiedi di Elisa, ma che non si ferma al compianto. Bensì rappresenta il frutto vivo e tangibile di quello che lei ha lasciato. Sono i 2.000 che hanno trasformato il funerale in un convegno fra amici. Fratelli e sorelle addolorati oltre ogni possibile descrizione, finanche increduli. Eppure non disperati. Tanto da fare notizia. Ma sono anche i moltissimi altri che hanno conosciuto la storia di Elisa e della sua famiglia dopo il 28 febbraio 2015. E infine c’è Luca, il marito di Elisa, e padre di: Chiara, 12 anni (un mondo intero negli occhi luminosi, uguali a quelli di sua madre), Francesco, 9 anni (un piccolo grande uomo), Maria, 8 anni (l’incarnazione della dolcezza capace di abbracciare chi la guarda), e Maddalena, 2 (la straordinarietà di un miracolo in carne, ossa e vivacità). Se a Luca dici che la sua è una vita, una resistenza, una sofferenza, una dedizione, una fede, un amore da santo, si arrabbia. Quindi non glielo dico, ma lo scrivo. Se Elisa ha detto “Sì”, il sì della Madonna, quando da giovane universitaria si è convertita, quando da psicologa ha aiutato senza riserve ognuno dei suoi pazienti, quando ha sposato Luca, quando ha accolto nel suo grembo i figli, quando ha “dato il suo corpo per amore” facendo nascere Maddalena, Luca continua a mettere in atto, giorno dopo giorno, quel “sì” che per un tratto di vita ha condiviso con sua moglie. Difficile davvero parlarne e ancor più scriverne. Ma pensarci, quando la tua quotidianità ti sembra opprimente, ti aiuta a dire il tuo personale “sì”. Perché ognuno lo deve dire per alzarsi la mattina dal letto, ognuno di noi nelle sue peculiari condizioni di vita. Sempre, giorno dopo giorno. Che ci piaccia o no. Stare con la famiglia Lardani Marchi e con i loro amici per me è stato più che un semplice incontro. Nella testa mi girava una parola: “Pellegrinaggio”. Quel cammino faticoso e quotidiano che, passo dopo passo, in modo inaspettato, continua a farci stare in piedi, perché davanti a noi abbiamo una meta. A Orvieto ho sperimentato una pace e una gioia sinceramente mai intuite così profondamente. Desidero dunque condividere la storia di Elisa perché, anche se le parole davvero non sono sufficienti, la sua testimonianza vale per tutti, cedenti e non, senza distinzioni, senza barriere, senza opposizioni. Respirare quella pace e quella gioia fanno davvero la differenza, per tutti. Fanno l’unica differenza per la quale vale davvero la pena vivere oltre ogni sofferenza e ingiustizia, pure quelle che sembrano inumane. La presenza misteriosamente viva di Elisa è un dono da tenersi stretto e allo stesso tempo da regalare ai propri familiari e amici. L’unica possibilità, credo, per non fermarci con sgomento indicibile di fronte all’ineluttabilità, come è stato per me i primi istanti sulla tomba di Elisa, a pensare: Questa morte è contronatura. Fossi stata lì da sola senza Luca, le sue lacrime e la sua forza, senza Maria che aveva raccolto un fiore per la mamma, senza Francesco che cantava e senza il balbettio di Maddalena, felice in ogni luogo, mi sarei fermata alla nuda terra. Elisa non si è fermata. Quando è morta aveva la mia età, ma nella gioia, nella pace e nella fede aveva più di 100 anni. Lei non si è fermata neppure dopo essere morta. Anche ora continua a fare spazio nel suo cuore e nel suo grembo di madre e di donna a chiunque le rivolga un pensiero. E una preghiera. Luca dice sempre che sua moglie non era fuori dal comune, era una donna straordinaria, certo, ma nella sua normalità. Come potrebbe essere ogni donna…

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