Simone Feder. Gustare la vita in modo diverso. Io ci sto

Simone Feder è tante cose (http://bit.ly/2t2HMpc). Psicologo con numerosi incarichi, direi lo psicologo per eccellenza nella cura delle dipendenze nei giovani (alcol, droga, azzardo…) anzitutto per il suo approccio totalmente e generosamente umano. Infatti, prima di ogni titolo o carica, dice lui, è un “uomo”. Perché, dice sempre lui “bisogna essere uomini, padri e voler bene alla propria moglie. Prima di tutte le etichette. Quando hai capito e vivi questo, allora viene il resto”.

Sposato da 25 anni, una figlia, da 34 volontariato alla Casa del Giovane a Pavia, dove oggi coordina l’area giovani e dipendenze, Simone Feder è uno abituato a tenere sempre aperta la porta di casa, da dove sono passati tantissimi ragazzi. E lui dice che deve tutto “alle mie donne”.

Ho avuto la fortuna di conoscere Simone Feder in occasione di un’intervista sul gioco d’azzardo patologico. Un’intervista che è stata un regalo. Per me. Perché alla domanda e risposta tipica del dialogo giornalistico, è subentrata una lunga, generosa, chiacchierata. D’altronde il giornalismo non è conversazione? Un incontro che mi ha ri-generata (ri-generazione è per me la parola dell’anno http://bit.ly/2otupde

Feder per primo si dice “cambiato dagli incontri fatti” nei lungi anni di lavoro – oggi anche con Semi di Melo (http://semidimelo.it/). Infatti tutto parte da qui. Dagli incontri. Quelli giusti. Persino la terapia per guarire dalle dipendenze. Un incontro reale, umano, addirittura paterno, in cui ci si guarda in faccia sul serio. Tanti ragazzi non si sono mai visti guardare per davvero. I giovani che per Feder sono “la nostra fonte di salvezza, a patto di dar loro le risposte che cercano. A quel punto diventano più bravi di noi a smuovere le coscienze. Con la terapia li porto a guardarsi dentro, prima di tutto accogliendoli”.

Non stupisce dunque scoprire che “il mio lavoro mi ha aiutato anche ad essere, padre, perché ho dovuto imparare come entrare nella vita delle altre persone nel modo giusto. Una continua provocazione” che a me personalmente riguarda come donna, come figlia e come madre. E che credo riguardi un po’ tutti, soprattutto quando si hanno, a titoli diversi, compiti educati. Oggi per esempio, come insegna Feder, siamo chiamati a “far gustare la vita ai nostri ragazzi in un modo diverso, fuori dall’iPhone”.

Io ci sto!

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