Il lato oscuro di Facebook per genitori digitali e giornalisti che vogliono risorgere

Sean Parker il primo presidente di Facebook ha dichiarato: «Solo Dio sa cosa Facebook sta facendo al cervello dei nostri figli. [Ti fornisce] un piccolo schizzo di dopamina con regolarità, quando qualcuno commenta una tua foto, o un post, o ti mette un mi piace, e questo farà sì che anche tu produrrai più contenuti e avrai ancora più commenti, e like […] Facebook è in grado di sfruttare le vulnerabilità della mente umana».

Eh, sì! State per leggere del lato oscuro di Facebook. E questo testo verrà condiviso su Facebook. A seguito di questa pubblicazione anelo like a profusione, meglio ancora commenti e condivisioni. Domani poi pubblicherò, sempre su Facebook, un altro contenuto inerente il mio blog. E così via. È un loop. Il mio più una costrizione professionale che una propensione personale (per fortuna). Per fare il mio lavoro, infatti, non posso fare a meno di lui. Di Facebook. E di altri social. Ma in particolare di Lui. E poi del suo cugino Google.

Gli editori degli editori. In barba ad ogni apologia di democrazia della rete e dell’abbattimento dei monopoli della cultura e dell’economia. Qui siamo ai super-poteri generati dagli algoritmi.

Argomento a mio avviso interessante non solo per chi si occupa di comunicazione come me e vorrebbe che il giornalismo risorgesse in modo glorioso dalle proprie ceneri, ma soprattutto per chi ha compiti educativi, anzitutto come genitore (rimando a GENITORI DIGITALI  )

L’unica consolazione è quella di usare consapevolmente lo strumento social. E l’ottimo saggio dell’ottimo giornalista Federico Mello permette di incrementare la propria consapevolezza. Il libro di intitola Il lato oscuro di Facebook. Come Mark Zuckerberg usa le debolezze umane per fare soldi.

No. Fermi tutti. Non si tratta del solito allarme scandalistico. Il titolo per forza è figlio del marketing: meglio sarebbe stato forse: La guerriglia psicologica tramite tecnologia intrusiva oppure Siamo tutti immersi nel grande business della distrazione. Ma sarebbe stato meno immediato. Leggere per credere, vi prego: argomentazioni, analisi, dati, testimonianze autorevoli. Proprio nelle settimane dello scandalo Cambridge Analytica, Il lato oscuro di Facebook è un onesto contributo, scritto «dal punto di vista di un “innamorato” [ed esperto di media], quindi, di un utente che riconosce le incredibili potenzialità dello strumento e le grandissime capacità tecniche e visionarie del suo fondatore Mark Zuckerberg […] penso che questa piattaforma, così potente e pervasiva, così importante nel determinare la vita, le relazioni e il modo di percepire gli altri di miliardi di persone, debba essere indagata e svelata nei suoi veri meccanismi».

Quindi sottoposta a una cruciale domanda: Come arginare uno strapotere autocratico che non ha pesi e contrappesi ad arginarlo e che non è soggetto a nessun controllo democratico?

Mello suggerisce soluzioni. Ma forse l’unica davvero efficace sarebbe la fuga degli utenti. Una vera rivoluzione. Soltanto che, temo, tutti noi migreremmo su un altro social, sempre dannatamente dominato dalla quantità e non certo la qualità dei contenuti, generati allo scopo di prendere il nostro tempo, la nostra attenzione e preziose informazioni ai fini del marketing.

Cerchiamo allora perlomeno di rimanere realisticamente consapevoli, quindi desti di fronte al loop in cui simo immersi. Come ben ha esplicitato Chamat Palihapitiya vice presidente del reparto preposto alla crescita degli utenti di Facebook (che non è peggio degli altri social, ma soltanto più grande e potente): Mark Zuckerberg «ha creato un sistema di convalida a breve termine, guidato dalla dopamina, che sta distruggendo il modo normale in cui la società funziona».

Mark, «un individuo che ha il pieno controllo sull’esperienza di due miliardi di persone nel mondo. Neanche il presidente degli Stati Uniti ha questo tipo di controllo».

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