Dal Burundi in Italia. Come un padre ha saputo ignorare i confini

C’era una volta un Paese lontano lontano, in un grande Continente che si chiama Africa. Questo Paese si chiama Burundi. Lì c’era una grande famiglia. Erano una mamma e un papà che avevano tanti tanti figli: 4 femmine e 7 maschi. Era una famiglia contadina. In questa famiglia c’era un bambino che era il numero 9 e si chiamava André. Poi un giorno scoppiò una terribile guerra tribale che durò tanti anni. Intanto André cresceva, finché ebbe la fortuna di partire per un Paese lontano lontano che si chiama Italia. Qui comincia a studiare e incontra persone diverse. Passano gli anni e lui studia studia con tante difficoltà, finché finisce l’Università e, proprio grazie a quello che ha studiato, comincia ad aiutare i bambini e i ragazzi del suo Paese di origine. Insegna loro a  coltivare i campi, a mangiare bene, a studiare, ad avere un comportamento sano. Ancora oggi si racconta che fa lo stesso lavoro.

Questa è la storia che André Ndereyimana racconta a sua figlia Rosella. Lui oggi è ricercatore PhD presso il Dipartimento di Scienze Animali, della Nutrizione e degli Alimenti alla Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza, e fondatore della start-up agroalimentare Buslin che ha come obiettivo «l’azzeramento della povertà, della fame e della malnutrizione e una rivoluzione della mentalità, affinché le famiglie rurali diventino partner per uno sviluppo umano ed economico in Africa e in particolare in Burundi» il Paese di origine di André. Un modello di sviluppo concreto esportabile in tutto ilmondo. Si tratta del progetto di micro-credito, nato nel 2013, che consegna agli agricoltori non il denaro, bensì l’equivalente in mezzi di produzione animale o vegetale: «Si tratta di un incentivo concreto allo sviluppo che porta a una migliore qualità di vita a partire dal cibo che si mangia e dalla professionalità che si acquisisce».

Quello che però André non ha ancora raccontato a sua figlia, di soli 6 anni, è il pezzo di storia che inizia un pomeriggio nel pieno della Guerra civile tra Hutu e Tutsi in Burundi e che racconta delle ultime parole di suo padre, della fuga di un ragazzino di appena 12 anni nella foresta e diresilienza. Tanta resilienza. Lo puoi ascoltare qui: https://www.facebook.com/InversettiElena/# 

André è in Italia dal 2003, ma per 15 anni ha vissuto la guerra civile che ha devastato il Burundi: «Al liceo eravamo in 350 studenti, ma soltanto in 80 lo abbiamo finito, perché era tanta la paura delle incursioni dei guerrieri che colpivano anche le scuole». Nonostante tutto André ha voluto finire gli studi nel suo Paese e quando ha avuto la possibilità di continuarli in Italia non ha esitato: «Credo fermamente che ci vogliano persone che mettano equilibrio nell’egoismo del mondo. Come? Con le mani bucate a forza di donare».

«Uno dei principi fondanti di Buslin è ignorare i confini. Nella mia vita, dal Burundi all’India, dalla Cina al Mozambico, dall’Italia alla Germania sono riuscito a capire veramente quanto l’umanità sia una sola e per questo sia necessario e possibile essere uniti. Il fatto che si riesca a lavorare con una famiglia rurale nel Congo e ugualmente interloquire con un poliziotto tedesco a Francoforte, così come stare nel cuore dell’India facendosi capire e aiutare… tutto questo permette di cogliere l’essenziale dell’umanità. Tutto questo permette di ignorare i confini in modo concreto».

Questo spirito, tutt’altro che idealista o utopico, è l’anima del progetto Buslin. E sichiama equa cooperazione.

Per ascoltare le parole di André: https://www.facebook.com/InversettiElena/#

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